Cosa sono le perdite idriche occulte? Come bisogna comportarsi?

Le “perdite occulte” sono un esempio particolare di come la bolletta possa lievitare indipendentemente dalle nostre abitudini domestiche. In effetti, una rottura di un tubo dell’impianto può causare una perdita d’acqua che viene registrata dal contatore ma di cui il consumatore non è consapevole. Vengono cosi inviate fatture con importi eccessivamente elevati poiché il consumo di acqua viene calcolato a scaglioni. Si comincia a pagare molto di più quando si superano determinati livelli di consumo. In questi casi, è necessario richiedere la “depenalizzazione tariffaria.

Bisogna segnalare prontamente al gestore la presenza di una perdita occulta di persona  o al  Call Center. Inviare un reclamo scritto al gestore è sempre importantissimo. Il reclamo deve essere inviato agli indirizzi e recapiti  indicati nelle bollette . E’ importante fornire i dati che riportano alla fornitura oggetto della contestazione e i dati personali del titolare della fornitura. Il gestore ha quaranta giorni di tempo per fornire una risposta scritta proponendo una soluzione nei tempi giusti e un equo indennizzo se previsto dalla legge. In caso contrario si può avviare una conciliazione.

Le perdite d’acqua più pericolose sono quelle più nascoste e difficili da trovare. Ci sono perdite d’acqua che non sono visibili in superficie
e sono tipicamente causate dalla rottura di tubi sottoterra o sotto la pavimentazione. Per evitare questi problemi, però, dovrebbe diventare un’abitudine controllare costantemente il consumo d’acqua del contatore per trovare eventuali anomalie. Bisogna chiudere il rubinetto centrale dell’impianto e vedere se il contatore continua a scorrere. Le perdite idriche occulte più frequenti sembrano essere quelle nei tubi di scarico e negli impianti  sanitari, riscaldamento e antincendio. L’indagine da parte degli idraulici viene spesso condotta utilizzando una termocamera professionale per la termografia a infrarossi. Una tutela potrebbe essere quella di aderire al Fondo Perdite Idriche Occulte. Il Fondo Perdite Idriche Occulte offre infatti  un abbuono del 70% del volume della perdita e lascia a carico del consumatore  solo la franchigia del 30% prevista dalla regolamentazione Arera.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Come richiedere il Passaporto Elettronico presso gli uffici postali.

Non sarà più così difficile ottenere il passaporto. A partire da luglio, il documento può essere richiesto o rinnovato presso gli uffici postali in tutto il paese. Il ministro dell’Intero Matteo Piantedosi e il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco hanno deciso di estendere il servizio a tutti i 13.000 uffici postali del nostro Paese a seguito dei risultati del progetto sperimentale iniziato a metà marzo nella provincia di Bologna. È importante sottolineare che il servizio sarà esteso a tutti i comuni, non solo a quelli con meno di 15.000 residenti come previsto inizialmente dal progetto Polis.

Per ottenere il passaporto bisogna recarsi all’ufficio postale portando:
2 foto identiche conformi alla normativa ICAO; 73,50€ in contrassegno telematico come contributo amministrativo; 42,50€ da versare tramite bollettino postale c/c 67422808 intestato a Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro indicando come causale “importo per il rilascio del passaporto elettronico”; copia di un documento di identità valido; vecchio passaporto o copia della denuncia di furto/smarrimento.

Nella prima fase, solo i maggiorenni possono richiedere un passaporto presso gli uffici di Poste Italiane. Successivamente, anche i minorenni saranno in grado di richiedere il servizio. Non è possibile richiedere il passaporto elettronico in Posta da persone che possiedono un doppio passaporto, persone che richiedono un passaporto temporaneo, persone che sono iscritte all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), persone che beneficiano di un’esenzione per la rilevazione delle impronte e/o della firma o persone che hanno un passato precedente rilasciato all’estero. Alla fine della richiesta del passaporto, viene rilasciato dall’ufficio postale una ricevuta che riporta il codice di protocollo. È possibile richiedere il passaporto direttamente a casa tramite Poste.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Debiti verso il fisco e ipoteca sulla prima casa.

L’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca sull’immobile di proprietà del contribuente per i debiti superiori a 20mila euro, anche se si tratta di una prima casa. Ma cosa è l’ipoteca? Si tratta di un diritto reale di garanzia. Nel caso in cui il contribuente abbia un debito nei confronti del fisco, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può utilizzare l’ipoteca e il fermo amministrativo come misure precauzionali. Tuttavia, esistono condizioni e limitazioni. Prima di tutto, viene valutato il volume del debito. Solo per debiti superiori a 20mila euro si può iscrivere ipoteca e per un importo pari al doppio dell’importo che si sta chiedendo al contribuente. Ad esempio, se il debito è di 30mila euro, l’ipoteca sarà iscritta per 60mila euro. L’agenzia deve notificare al contribuente un preavviso di ipoteca per consentire l’iscrizione dell’ipoteca. Questo preavviso invita il contribuente a pagare il debito entro 30 giorni e lo avverte che, se non paga, l’ipoteca sarà iscritta su uno o più immobili identificati in precedenza. In realtà, a differenza di ciò che si pensa comunemente, il Fisco può iscrivere ipoteca sulla prima casa anche se non soddisfano i requisiti per l’espropriazione forzata. Ricordiamo che l’ipoteca si può iscrivere per debiti superiori a 20mila euro e l’espropriazione forzata per debiti superiori a 120mila euro. Il pignoramento immobiliare e l’esecuzione forzata non può essere effettuato se l’immobile rappresenta l’unica proprietà immobiliare del debitore, è destinato all’uso domestico e il debitore vi risiede ufficialmente, non è un immobile di lusso. Anche quando si può procedere al pignoramento si devono rispettare tre condizioni.  Il debito totale deve essere superiore a 120mila euro; gli immobili del debitore hanno un valore superiore a 120mila euro; sono passati sei mesi da quando è stata iscritta l’ipoteca e il debitore non ha ancora pagato.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Sgominata la “banda della monetina” nel cremonese.

Un gruppo di quattro sudamericani è stato arrestato dalla Polizia di Stato di Cremona per aver usato la “tecnica della monetina” per compiere 35 furti aggravati in varie aree del nord Italia. L’indagine, guidata dalla Procura di Cremona, è iniziata con una querela presentata da un’anziana donna alla polizia nella quale denunciava per un furto subito nel piazzale di un supermercato della città. La donna ha affermato di essere stata derubata utilizzando il trucco della monetina e che numerosi prelievi erano stati effettuati con la sua carta di credito. Attraverso indagini e pedinamenti, un gruppo di sudamericani con precedenti riferiti allo stesso tipo di reato, è stato identificato dagli agenti della Sezione Antirapina. Alcuni di loro erano stati arrestati in passato aver rubato e reagito con forza all’arrivo delle forze dell’ordine che li avevano colti in fragranza di reato.  Gli investigatori in borghese con una macchina civile e una moto hanno notato una auto all’interno del parcheggio dell’Ospedale di Cremona che aveva a bordo tre uomini a bordo.

I militari li hanno seguiti e hanno osservato l’auto avvicinarsi a diversi parcheggi di vari supermercati. In un caso a Manerbio (Brescia), hanno scelto di prendere di mira una donna che stava caricando la spesa e l’hanno derubata. I poliziotti li hanno arrestati dopo un violento inseguimento in cui hanno anche subito uno speronamento. Il conflitto ha portato a lesioni guaribili in cinque e venti giorni per entrambi gli agenti. Uno dei malviventi era finito in carcere dopo un’ordinanza di custodia cautelare. L’indagine, guidata dalla Procura di Cremona, ha esaminato le foto dei sistemi di videosorveglianza e le celle telefoniche degli indagati. In quattro sono finiti agli arresti denunciati alle forze dell’ordine per un totale di 35 furti di cui dieci commessi nel  Cremonese sempre attraverso la tecnica della monetina. Le monetine vengono gettate a terra e si invita la povera persona a raccoglierle per poter rubare le borse lasciate in auto o ancora appese al carrello.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Sono sempre di più le truffe nell’ambito della ricerca di lavoro.

Il numero di persone che cercano lavoro aumenta significativamente nei mesi di gennaio e febbraio. In questo periodo proliferano le truffe legate alla ricerca di lavoro che sono particolarmente pericolose perché cavalcano l’onda del desiderio di guadagni facili e redditizi, che spesso richiedono qualifiche o esperienze minime e aggirano processi di assunzione convenzionali come colloqui. Ci sono annunci per esempio che offrono un salario accettabile per un lavoro piuttosto facile (prendiamo ad esempio lavori di raccolta e inserimento dati o di call center). Non viene richiesta alcuna esperienza precedente e la procedura di assunzione  risulta eccezionalmente rapida, senza colloqui. L’assunzione dunque  avviene molto velocemente e senza alcun intoppo. Le aziende però scompaiono improvvisamente e con loro tutti i dati sensibili dei candidati. Il passo successivo è il furto di identità che viene utilizzato per compiere truffe e raggiri.

Bisogna sempre verificare che l’azienda che offre il lavoro sia legittima. Verificare che ci sia un sito web ufficiale, una sede fisica e ben conosciuta e magari recensioni autentiche dei dipendenti. Se possibile, bisogna contattare il personale che ci lavora per estrapolare informazioni. Insomma un vero e proprio lavoro investigativo che però purtroppo di questi tempi è divenuto fondamentale per evitare truffe. Sebbene le email di reclutamento false possano sembrare attraenti, bisogna riflettere un attimo prima di cliccare su di esse. Nell’incertezza meglio aspettare e indagare. Il phishing è un metodo comune per rubare dati personali. Se viene chiesto di fornire in maniera frettoloso i propri dati sensibili al 90% siamo difronte ad un raggiro vero e proprio.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Attenti alla truffa che ha coinvolto i clienti di Poste Italiane.

Il mittente dell’ sms sembrerebbe proprio Poste Italiane. Il testo lo si trova tra i messaggi e conferma un appuntamento preso magari mesi prima. Tuttavia, questo messaggio è un falso. Forse la più assurda truffa che ha colpito gli utenti negli ultimi anni. Ha infatti svuotato migliaia di euro dai conti correnti postali. Il link porta a una pagina che assomiglia a quella di Poste. Vengono chiesti i dati di accesso e il numero di cellulare per bloccare un bonifico pericoloso che è stato fatto a danno del proprietario del conto. Ma non è vero. In altre parole, i truffatori chiedendo i dati per bloccare un presunto bonifico che non è mai avvenuto ne fanno uno a loro vantaggio e a danno di chi abbocca all’inganno. Chiameranno immediatamente per ottenere una password one-time che riceveranno tramite SMS. Con questa password, possono effettuare un bonifico. Questa telefonata sarà caratterizzata da forte allarmismo e sull’importanza di fornire la password immediatamente per bloccare il finto bonifico.

Non c’è una atteggiamento chiaro sui rimborsi. Ci sono dei casi in cui la banca concede il 50% o casi in cui non accetta di risarcire. I contenziosi legali tra utente e banca sono lunghi. Secondo la legge però, la banca può rifiutare il rimborso solo se si verificano due circostanze: dimostra di avere adottato le misure di sicurezza appropriate e se l’utente ha commesso dolo, frode o colpa grave. Nel caso del phishing purtroppo si verifica una colpa grave se l’utente è direttamente coinvolto nel fornire le password. In questi casi l’astuzia dei malviventi è quella di far interagire il malcapitato che si troverà a fornire un assit non da poco ai malfattori. E purtroppo in questi casi i giudici si stanno sempre più esprimendo a favore delle banche che negano il rimborso.

Come difendersi? Le poste sul loro sito ci dicono che:
“Ricorda che Poste Italiane S.p.A. e PostePay S.p.A. non chiedono mai in nessuna modalità (e-mail, sms, chat di social network, operatori di call center, ufficio postale e prevenzione frodi) e per nessuna finalità:
-le tue credenziali di accesso al sito www.poste.it e alle App di Poste Italiane (il nome utente e la password, il codice posteid);
-i dati delle tue carte (il PIN, il numero della carta con la data di scadenza e il CVV);
-i codici segreti per autorizzare le operazioni (codice posteid, il codice conto, le OTP- One Time Password ricevute per sms).”

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Quali sono le regole sui cani e i locali pubblici?

I proprietari di cani e altri animali da compagnia si chiedono spesso se possono entrare nei bar, nei negozi o nelle strutture pubbliche. Per rispondere, bisogna conoscere la legge.  A livello nazionale, il Regolamento di Polizia Veterinaria stabilisce che i cani che sono tenuti al guinzaglio o hanno la museruola possono essere portati nelle strade o in altri luoghi aperti al pubblico. Quando sono condotti nei locali pubblici o sui mezzi di trasporto pubblici, allo stesso modo devono indossare sia il guinzaglio che la museruola contemporaneamente. Il Ministero della Salute ha più di recente approvato il Manuale della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), che stabilisce che i cani possono essere lasciati entrare nei bar e nei ristoranti a condizione che siano muniti di museruola e guinzaglio. Curiosità.  il Diritto Canonico, che è la raccolta di regole stabilite dalla Chiesa per disciplinare le attività dei fedeli, non parla dell’ingresso dei cani nei luoghi sacri. Di conseguenza, la loro presenza durante le funzioni non è vietata né consentita. Non esistono regole ufficiali che vietano di portare i propri cani in chiesa. Le situazioni e le circostanze dovrebbero suggerire comportamenti appropriati.

Invece è vietato introdurre cani o altri animali domestici nei luoghi in cui vengono preparati, manipolati, trattati e conservati gli alimenti come stabilito anche dal Regolamento n. 852/2004/CE, con l’obiettivo di prevenire la contaminazione degli alimenti stessi. Il Ministero ha chiarito più volte in due note successive (n. 11359/2017 e n. 23712/2017) che locali appositi per l’accoglienza degli animali possono essere posizionati sia all’interno che all’esterno degli esercizi di vendita al dettaglio di alimenti. Spetta all’esercente il dovere di deve garantire che gli animali non entrano in contatto diretto o indiretto con gli alimenti sfusi o confezionati. Il gestore di una struttura aperta al pubblico ha comunque il diritto di decidere di non consentire l’accesso agli animali. Ciò è dovuto al suo diritto di stabilire le regole di accesso a una proprietà privata, anche se aperta al pubblico.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano