Tributi. Impugnabilita’ dell’avviso bonario
da Aduc di Anna Jennifer Christiansen
Esso viene inviato dall’amministrazione finanziaria –spesso per posta ordinaria e senza rispettare particolari formalitá di contenuto– quando, in sede di controllo automatico o di liquidazione dell’imposta dovuta, emergono errori o inesattezze nella dichiarazione dei redditi o nella dichiarazione Iva (artt. 36-bis e 36-ter Dpr. 600/1973 in materia di imposte sui redditi e art. 54-bis, Dpr. 633/1972 in materia di Iva). L’invio di questo avviso ha lo scopo di consentire al contribuente di: – presentare all’amministrazione finanziaria un’istanza di rettifica del controllo automatico o della liquidazione effettuata, corredandola della documentazione necessaria a dimostrare la correttezza di quanto dichiarato; – regolarizzare la propria posizione, pagando quanto richiesto nell’avviso entro il termine di 30 giorni dal ricevimento dello stesso, ed evitando così l’emissione di un successivo avviso di accertamento o di una cartella esattoriale. Potrá in questo caso usufruire di una riduzione della sanzione prevista dall’articolo 13 D.lgs. 471/1997: anziché la sanzione intera, ossia il 30% dell’imposta ancora dovuta, pagherà rispettivamente il 10% di tale imposta in caso di ricezione di avviso conseguente a controllo automatico, ed il 20% in caso di avviso conseguente controllo formale finalizzato alla liquidazione.
Tale impostazione del fisco viene adesso, come già era avvenuto in passato, smentita dalla Corte di Cassazione, che l’11 maggio scorso (con sentenza n. 7344/2012) sancisce invece la diretta impugnabilità dell’avviso in questione, poiché, a suo avviso, esso porta ”comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria”. Vi sarebbe pertanto interesse del destinatario a ricorrere alla Commissione Tributaria già contro la pretesa preventiva contenuta nell’avviso, per chiarire subito la propria posizione senza dover necessariamente attendere un avviso di accertamento o una cartella esattoriale, che come abbiamo visto sono sanzionate più gravemente. La Corte continua però dicendo che, in caso di successiva emissione di una cartella esattoriale, essa sostituirà integralmente la precedente pretesa del fisco, facendo pertanto venire meno l’interesse del ricorrente ad ottenere la pronuncia richiesta.
E’ evidente come questa sentenza sia suscettibile di creare nei contribuenti una notevole confusione sull’opportunità di attivarsi, in caso di ricevimento di futuri avvisi bonari. Questo ove l’Agenzia delle Entrate continui ad emetterli secondo l’attuale prassi applicativa, ossia: – senza osservare le formalità (relative sia al contenuto che alle modalità di notifica) imposte per gli atti propriamente impositivi, e – chiedendo fin da subito una somma determinata, anzichè richiedere al contribuente soltanto la produzione di un’integrazione documentale (in questo secondo caso mancherebbe la ”precisa pretesa impositiva”, e non sarebbe possibile ricorrere). L’impugnabilità dell’avviso di irregolarità comporta insomma un’elevata probabilità di moltiplicazione dei ricorsi, con conseguente rischio di intasamento del sistema di giustizia tributaria e della gestione dei preventivi reclami obbligatori nelle controversie di valore inferiore ai 20.000 euro.
Un’altra recente sentenza, questa della Commissione Tributaria Regionale Puglia, esclude inoltre che il problema possa risolversi alla fonte, omettendo del tutto la spedizione dell’avviso bonario nel caso in cui il contribuente replichi, con istanza di rettifica in autotutela, all’invito di chiarimento ricevuto dal fisco. La sentenza è la n. 9/10/12 e sancisce l’obbligo per l’amministrazione finanziaria di comunicare al contribuente la definitiva rideterminazione delle somme controverse, prima di poter procedere con l’iscrizione a ruolo per la riscossione.
Attendiamo pertanto le prossime direttive dell’Agenzia delle Entrate, sperando che possano chiarire la situazione, onde evitare una valanga di ricorsi presentati in via meramente prudenziale (per il timore di vedersi altrimenti respingere per inammissibilità il successivo ricorso contro la cartella), ma poi destinati ad estinguersi ogni qualvolta segua un atto propriamente impositivo che sostituisce l’avviso.
Centro estetico inganna il cliente? Contratto annullato
Dalla Sicilia arriva un’importante quanto curiosa storia a lieto fine di tutela del consumatore, contro le pratiche aggressive e ingannevoli delle aziende: il Giudice di Pace di Catania ha annullato un contratto da 4.000 euro per un miracoloso trattamento contro la caduta dei capelli, di cui il cliente aveva chiesto la disdetta. Confconsumatori, che ha assistito la vittima, ci racconta com’è andata: un ragazzo di 20 anni, attirato da un messaggio pubblicitario passato in radio, si è recato presso un centro estetico che reclamizzava grandiosi risultati ottenuti con i loro trattamenti per i capelli.
Il ragazzo, nonostante avesse un cuoio capelluto in ottima salute, si è fatto attirare dalla pubblicità; al centro estetico gli hanno detto che nel giro di 10 anni sarebbe diventato calvo. Per “salvarlo” dall’imminente calvizie gli hanno proposto il loro trattamento brevettato, definito come “trattamento cosmetricologico”, al costo di 4.000 euro.
Il ragazzo lì per lì ha firmato il contratto, ma il giorno successivo si è accorto di essersi lasciato suggestionare. Allora ha inviato la lettera di disdetta che, però, non era stata accettata dal centro estetico (non essendo esperibile il diritto al ripensamento).
Si è rivolto, quindi, alla Confconsumatori che spiega: “il trattamento proposto è lo stesso utilizzato per svariate tipologie di casi, indipendentemente dalla causa, fisiologica o patologica (si possono verificare perdita o debolezza dei capelli), che portò nel 2009 l’Antitrust a sanzionare pesantemente la condotta commerciale scorretta della stessa società.
Il Giudice ha stroncato le illegittime pretese del centro estetico, sia sotto il profilo contrattuale perché la disdetta era intervenuta prima dell’accettazione del professionista, sia nel merito ritenendo comunque il contratto viziato da dolo perché il comportamento commerciale ingannevole della società ai sensi degli artt. 19, 20 e 21 del Codice del Consumo ha indotto il consumatore a sottoscriverlo. “La questione – hanno dichiarato l’avv. Maurizio Mariani che ha assistito in giudizio il consumatore e l’avv. Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori Sicilia – riveste particolare importanza viste le conseguenze certamente pratiche che ne derivano, anche su vasta scala. Infatti, poichè viene finalmente stabilita la correlazione tra condotta commerciale scorretta sanzionata dall’Antitrust (che di per se condurrebbe solo ad una sanzione amministrativa) e annullabilità di un contratto per dolo, il principio è utilizzabile in tutti gli altri e frequenti casi (ad esempio telefonia, offerte commerciali, ecc…) in cui i consumatori sono stati indotti a concludere un contratto che, senza le condotte commerciali scorrette adottate, non avrebbero concluso”.
Una giornata al parco acquatico costerà 175 euro a famiglia: +4% sul 2011
Difficile prevedere come trascorreranno le vacanze estive quest’anno gli italiani. Di sicuro in molti rinunceranno a fare viaggi o passare intere settimane in località balneari. Forse si resterà in città e si cercherà rifugio dal caldo cittadino in un parco acquatico. Per andare incontro a questa tendenza, a pochi km dai principali centri cittadini stanno fioccando parchi divertimenti e acquatici. Ma, in linea con gli aumenti estivi che sono scattati su lettini, ombrelloni eccetera, aumenterà anche la spesa per una giornata in un parco acquatico.
Secondo l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, quest’anno una giornata in un parco acquatico per una famiglia tipo (2 adulti e 2 ragazzi) costerà ben 175,60, il 4% in più rispetto al 2011.
Ad aumentare sono soprattutto i costi dei biglietti, sia interi che ridotti, a causa della crescita della domanda e dell’ampliamento delle attrazioni all’interno dei parchi, che ogni anno introducono nuovi giochi e servizi. Certo, ci sono una serie di sconti e promozioni (dalle offerte per i gruppi, all’ingresso pomeridiano ridotto, agli sconti per anziani).
Al costo del biglietto va, però, aggiunta la spesa per il carburante: per un parco che dista 30 km a/r dalla propria residenza, si spende dai 5,70 euro ai 7,60 euro.
Federconsumatori elenca alcuni consigli per risparmiare:
- molti parchi mettono a disposizione delle navette gratuite con partenze nelle principali stazioni, evitando così di utilizzare la propria auto (risparmiando i costi della benzina e del parcheggio);
- chi non vuole rinunciare alla propria auto può fare rifornimento di carburante presso le “pompe bianche” (l’elenco è disponibile gratuitamente sul sito Federconsumatori), dove è possibile risparmiare 9-10 centesimi al litro;
- organizzarsi autonomamente per il pranzo e confrontare, anche su internet, i prezzi, le offerte ed i servizi offerti dai diversi parchi.
Quanto costa riparare lo smartphone? Fino a 80 euro
Gli smartphone si sono diffusi tra i consumatori in pochissimo tempo, fino quasi a rimpiazzare il tradizionale cellulare. Ma quanto costa riparare uno smartphone in caso di guasto? Altroconsumo ha condotto un’inchiesta su 34 centri assistenza (monomarca e plurimarca) tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Palermo. L’Associazione ha chiesto informazioni sui tempi e costi di un intervento su due modelli di smartphone leggermente manomessi: è stata stesa della colla trasparente sui contatti della batteria, simulando così un piccolo guasto.
Per riparare lo smartphone manomesso sarebbe bastato grattar via la colla dai contatti o (nella peggiore delle ipotesi) sostituire l’intera batteria.
Il costo dell’intervento, quindi non avrebbe dovuto superare quello di una batteria nuova (circa 15 euro) e della manodopera (10 euro è una cifra adeguata per un intervento di pochi minuti).
Invece alcuni centri assistenza sono arrivati a chiedere 80 euro. Rispetto al tempo necessario si è considerato addirittura accettabile un lavoro di 4-5 giorni (considerando che alcuni negozi hanno spedito il telefono all’assistenza ufficiale di marca). Alla fine i risultati sono stati pessimi: 2 centri non hanno riparato il guasto; 18 hanno “sparato” costi davvero elevati (anche 80 euro) o tempi di riparazione troppo lunghi (anche più di 30 giorni).
IL CODACONS INVITA LE PICCOLE E MICRO IMPRESE A NON PAGARE LE TASSE NELLA MISURA DEI CREDITI CHE VANTANO NEI CONFRONTI DELLA P.A. INSERENDO NELLA PROSSIMA DENUNCIA DEI REDDITI L’ARTICOLO 1241 DEL CODICE CIVILE
La compensazione tra crediti e debiti fiscali deve essere automatica, senza lungaggini burocratiche e passaggi inutili, e senza l’onere della certificazione a carico delle imprese. Lo affermano oggi Codacons e Comitas (associazione delle piccole e micro imprese) commentando il prossimo decreto sui crediti della P.A. annunciato dal vice-ministro all’Economia Vittorio Grilli. Il processo di compensazione deve essere più snello e veloce, al fine di sostenere le imprese in difficoltà – proseguono le due associazioni – Grilli deve dare in tal senso precise indicazioni al Fisco, consentendo di inserire nella denuncia dei redditi di giugno la compensazione tra crediti e debiti attraverso la possibilità di allegare alla dichiarazione le richieste di pagamento ancora inevase.
Codacons e Comitas invitano poi le piccole e micro imprese ad una azione di autotutela e a non pagare le tasse nella misura dei crediti che vantano nei confronti della P.A., inserendo nella prossima denuncia dei redditi l’art. 1241 del Codice Civile che recita testualmente: “Estinzione per compensazione: Quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti”. Intanto, sulla scia dell’ondata di suicidi che si sta registrando nel nostro paese, le due organizzazioni hanno depositato questa mattina un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di aprire una indagine nei confronti del Ministero dell’economia per i reati di appropriazione indebita e istigazione al suicidio. “Lo Stato vanta crediti verso le imprese per una somma che arriva a sfiorare i 100 miliardi di euro – spiegano Codacons e Comitas – Trattenendo queste somme e non avendo finora varato la compensazione tra crediti e debiti fiscali, il Governo si rende complice dei suicidi, poiché alimenta le difficoltà finanziarie degli imprenditori, ai quali attraverso l’Agenzia delle entrate intima di saldare immediatamente i propri debiti. Proprio in relazione a tale inadempimento abbiamo presentato oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di procedere contro il Ministero dell’economia, per istigazione al suicidio e appropriazione indebita”. Da oggi inoltre, attraverso il blog www.carlorienzi.it, chi vanta crediti nei confronti della P.A. potrà chiedere di costituirsi parte civile nei confronti dell’esecutivo, al fine di ottenere il denaro spettante comprensivo di interessi.
“Sos Equitalia”, lo sportello di MDC per i casi di abuso
da Help Consumatori di Antonella Giordano
La pesante crisi economica sta mettendo l’Italia in seria difficoltà: giovani che non trovano lavoro, migliaia di persone che lo perdono, costo della vita in continuo aumento e tasse al record storico. Tutto questo non può non ripercuotersi sugli equilibri sociali amplificando il disagio di alcune situazioni. Il riferimento ad Equitalia non è puramente casuale: al di là della polemica sui casi eclatanti che hanno occupato la cronaca, ci troviamo di fronte ad intere famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e vivono con l’incubo di ricevere una cartella esattoriale con importi da capogiro.
La cosa peggiore è che il cittadino non sa a chi rivolgersi e si sente abbandonato di fronte ad un debito che spesso non sapeva neanche di avere. E allora bisogna trovare urgentemente una soluzione. Su tutto il territorio italiano stanno nascendo iniziative per dare assistenza e aiuto ai cittadini in difficoltà.
Oggi il Movimento Difesa del Cittadino ha presentato a Roma lo sportello nazionale “SOS Equitalia”, gestito dalla sede MDC di Roma Ovest, dedicato alla difesa del cittadino nei casi di abuso da parte di Equitalia. In molti casi, infatti, il cittadino si trova di fronte ad un’iscrizione di ipoteca, ad un preavviso di fermi amministrativo dell’autovettura o ad una vera cartella pazza, e si tratta di atti illegittimi. L’iscrizione di ipoteca per debiti inferiori agli 8000 euro, ad esempio, è illegittima: lo ha affermato una sentenza della Cassazione del 2010. Ci sono anche casi di cartelle esattoriali annullate e di fermi amministrativi ancora pendenti, per non parlare degli imprenditori che hanno crediti con le amministrazioni pubbliche e si vedono recapitare notifiche di Iva non pagata.
“Bisogna trovare urgentemente una soluzione – ha detto l’avvocato Dalila Loiacono, responsabile del dipartimento finanza e fisco del Movimento Difesa del Cittadino Roma Ovest – Noi abbiamo migliaia di questi casi ed è evidente che in un momento di crisi come quello attuale il fenomeno si fa sempre più pesante perché prima si riusciva a sopperire a questo meccanismo, mentre adesso non è più possibile”.
Il meccanismo, a tratti diabolico, è quello per cui ogni cittadino può aspettarsi una cartella da Equitalia e non sa né con che tempi né con quale importo. “Dalla mia esperienza posso dire che ad oggi non c’è una persona che non ha ricevuto una cartella da Equitalia – ha aggiunto Loiacono – C’è però un dato bizzarro, cioè il fatto che Roma è la città dove il fenomeno è esploso, mentre nelle altre città la problematica è meno diffusa”.
Perché succede questo? “Forse perché nelle altre città c’è una maggiore comunicazione tra gli enti pubblici, a cominciare dall’amministrazione comunale, e il concessionario – ha spiegato l’avvocato Donatello Sciarra di MDC Roma Ovest – Il problema di Roma e delle grandi città è che l’amministrazione è più farraginosa e burocratica. Noi vediamo che addirittura le cartelle esattoriali che vengono da altre città sono compilate meglio e rispettano molto di più i termini di prescrizione. A Roma sono tanti i casi di cartelle per crediti oramai prescritti e su cui si fanno fermi amministrativi o ipoteche. Nelle altre città questo non succede. Se l’amministrazione agisce nei termini non avvengono vessazioni”.
Qual è l’obiettivo principale dello sportello “Sos Equitalia”?
“Lo sportello vuole innanzitutto dare un’informazione al cittadino sul tipo di atto pervenuto: la maggior parte delle segnalazioni che ci arrivano riguardano proprio la mancanza di informazione. Il cittadino non sa se l’atto che gli è arrivato si riferisce ad una multa, non sa se si trova di fronte ad una cartella esattoriale, ad un preavviso di fermo, ad un’iscrizione di ipoteca. Un problema grosso è che nella cartella esattoriale non viene spiegato nulla. Equitalia fa riferimento alla motivazione per relazionem, cioè al fatto che il cittadino, poiché ha già ricevuto illo tempore l’avviso di accertamento o la sanzione amministrativa, è già informato della cosa. Ma questo non è vero perché ci sono tante multe che non vengono notificate e il cittadino si trova di fronte ad un verbale, magari del 2000, di cui non sa nulla”.
“Tante volte la cartella esattoriale non reca neanche la data del verbale quindi è il cittadino stesso a dovervi risalire e questo comporta una perdita di tempo enorme vista la burocratizzazione del sistema. Se ci si reca ad Equitalia o presso l’amministrazione per avere una documentazione spesso bisogna aspettare 30 giorni dalla richiesta. Questo vuol dire che se un cittadino vuole contestare dei vizi formali della cartella ha necessità di avere tutto il carteggio, ma se il verbale viene fornito dopo 30 giorni non può più attivarsi per tutelare il proprio diritto. Non è possibile una situazione del genere che lede il diritto del cittadino a difendersi. Inoltre, invece del meccanismo giudiziale, si dovrebbe permettere al cittadino di attivare quello stragiudiziale che è più veloce e meno oneroso”.
Ma Equitalia non va incontro alle esigenze dei cittadini: spesso infatti non è possibile neanche rateizzare il debito. C’è poi la condizione paradossale degli imprenditori che hanno crediti nei confronti dell’amministrazione pubblica: se ne discute da tempo, ma un provvedimento concreto ancora non c’è. “Il vero problema è la mancanza di prospettiva – ha aggiunto l’avvocato Sciarra – Ci sono imprenditori che devono emettere fatture nei confronti dello Stato o di altri fornitori, anticipare il versamento dell’Iva e poi ricevono i pagamenti dalle amministrazioni pubbliche a 60-90 giorni e ci sono anche quelle che non pagano da anni. E’ indubbio che il sistema va sburocratizzato”.
Equitalia ha procedimenti standardizzati, ma troppo burocratizzati e a volte poco trasparenti. “Questa è un’altra problematica – ha spiegato Dalila Loiacono – Cioè se prendo una multa oggi non so quando arriverà la cartella Equitalia, potrebbe arrivare tra 10 anni. A noi sono arrivati casi di sanzioni che risalivano al 1974. Queste sono prescritte, ma bisogna vagliare ogni singolo caso. Per questo credo che Equitalia debba rendere più agevole il percorso del cittadino che si sente in un meccanismo diabolico”. “Certo nel meccanismo ci sono delle falle che riguardano anche le amministrazioni pubbliche e qui subentra lo sportello Equitalia che, insieme a soggetti qualificati, commercialisti e avvocati, che può fornire assistenza. Naturalmente ci sono anche casi di cittadini che chiedono aiuto, sapendo di non aver pagato qualcosa e cercano una soluzione per non pagare. Il senso non è questo. Non c’entra l’evasione perché quella va colpita. Da una parte c’è il diritto dello Stato di riscuotere le sanzioni inevase, ma dall’altro c’è uno Stato che deve attenersi alle procedure di legge”.
Tutti al mare: i rincari ci sono ma il risparmio è possibile
Mare e risparmio, il binomio non è impossibile. L’andamento dei prezzi per i servizi in spiaggia è abbastanza diversificato: rincara l’abbonamento giornaliero – forse perché sempre più spesso si fanno vacanze “mordi e fuggi” – mentre quello mensile è stabile o in leggera flessione. Le occasioni di risparmio vengono soprattutto da tariffe promozionali nelle ore meno frequentate e dagli sconti per gli over 60 anni. E’ quanto emerge dal monitoraggio sui costi dei servizi balneari realizzato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori.
Sotto l’ombrellone ci sono ancora rincari, anche se nessuno a due cifre. “Nonostante i tempi di crisi, alcuni rincari, seppur contenuti, attendono italiani sotto gli ombrelloni. Un andamento che non ci piace affatto – affermano in una nota congiunta Federconsumatori e Adusbef – Infatti, se alcune voci sono in diminuzione, come ad esempio il costo della sdraio o gli abbonamenti mensili, entrambi sempre meno preferiti dalle famiglie, ve ne sono altri che continuano ad aumentare, come il lettino o l’abbonamento giornaliero”.
Il monitoraggio dei prezzi dice che l’abbonamento mensile (un ombrellone, un lettino e una sdraio) quest’anno ha un costo compreso fra 530 euro e 650 euro, in flessione del 3% sul prezzo minimo e stabile su quello più elevato. Al contrario, l’abbonamento giornaliero (sempre composto da un ombrellone, un lettino e una sdraio) ha un prezzo che oscilla fra 21 e 24 euro, in aumento rispettivamente del 5% e del 4% rispetto al 2011. Il prezzo di ombrelloni e sdraio è stabile o, per i costi massimi, in flessione (rispettivamente del 5% e dell’8%): l’affitto giornaliero di un ombrellone varia da 10 a 12,50 euro, quello di una sdraio da 5 a 5,50 euro. Il costo di un lettino oscilla da 11,50 euro a 15,50 euro, con un rincaro del 5% sul prezzo minimo.
Spiegano le due associazioni: “L’aumento dell’abbonamento giornaliero (lettino, sdraio ed ombrellone) e la diminuzione di quello mensile rispecchia chiaramente la tendenza al risparmio degli italiani, che non rinunceranno a qualche giornata di mare, ma dovranno fare i conti con una disponibilità economica sicuramente più limitata”.
Qualche offerta c’è e riguarda le tariffe agevolate per la terza età (risparmio del 51% sulle tariffe standard) e l’happy hour (risparmio del 29%). Commentano Federconsumatori e Adusbef: “Ci sono molte offerte ed agevolazioni che consentono di risparmiare: dall’happy hour (tariffe promozionali per chi si reca in spiaggia nelle ore “meno battute”, in genere dopo le 14:00-15:00) alle tariffe promozionali per gli over 60, alle promozioni all’insegna dell’ambiente, con sconti per chi raggiunge la spiaggia in treno o in pullman o, ancora, alle tariffe scontate per chi prenota il proprio ombrellone su internet o con largo anticipo. Grazie a queste offerte e agevolazioni si può risparmiare anche oltre il 50%”.
Senza contare che, forse proprio per offrire nuove ragioni di richiamo, gli stabilimenti spesso offrono servii aggiuntivi molto vari, che vanno dai gazebo formato famiglia alle palestre sulla spiaggia per i più sportivi, dalla spa all’aria aperta ai miniclub per i bambini, fino alla disponibilità di internet point o connessioni wifi per chi proprio non può rinunciare a internet e ai social network neanche sulla spiaggia.






