Additivi: una abbuffata per le festivita’

additivida Aduc – di Primo Mastrantoni

Li troviamo ovunque. Sono i coloranti, i conservanti, gli antimicrobici e gli antiossidanti, gli esaltatori di sapore, gli agenti di rivestimento, gli aromi naturali e artificiali, gli stabilizzanti, i gelificanti, i lievitanti, gli emulsionanti gli acidificanti, insomma gli additivi alimentari – che in occasione delle abbuffate natalizie i consumatori ingurgitano in quantita’ notevoli. Aumentano con il processo di industrializzazione dei prodotti alimentari e creano qualche preoccupazione perche’ sommati tra loro diventano responsabili dell’aumento del 5% delle allergie alimentari. Comunque un uso eccessivo degli additivi puo’ causare danni alla salute, poiche’ il potenziale effetto dannoso e’ in rapporto alla dose e al peso del consumatore e i primi a soffrirne sono i bambini, per l’uso di prodotti contenenti additivi e per il minor peso corporeo.
Qualche esempio serve a dare la dimensione del fenomeno: i nitrati e nitriti di sodio e potassio, contenuti nelle carni preparate (salumi, prosciutti, ecc), interferiscono con la presenza di vitamina A e B1 e possono modificare il funzionamento della tiroide; in particolare i nitriti possono trasformarsi in nitrosammine, composti cancerogeni. I solfiti, contenuti nei crostacei, nel vino, nella frutta secca e candita, funghi secchi, ecc., possono dar luogo a reazioni allergiche come le asme bronchiali e l’orticaria. I fosfati, contenuti in budini, gelati, latte concentrato, prosciutto cotto, possono determinare una insufficiente calcificazione delle ossa. Si potrebbe continuare per un bel po’ e il consiglio che possiamo dare ai consumatori e’ sempre lo stesso: consumare prodotti freschi (siamo il giardino d’Europa, perche’ dobbiamo mangiare le fragole a dicembre?), congelati o trattati con il calore (pastorizzazione), o che comunque non contengano additivi (meno la lista e’ lunga, meglio e’).

Barbecue al coperto. E’ pericoloso!

barbecueda Aduc – di Primo Mastrantoni

Cuocere in ambienti chiusi con barbecue che utilizzano carbone e’ pericoloso. Il carbone incandescente rilascia notevoli quantita’ di gas tossici, in particolare il monossido di carbonio (CO). Anche quando le finestre, le porte e la porta del garage sono aperte per “motivi di sicurezza”, le concentrazioni di CO possono fatalmente accumularsi. Questo rischio e’ presente con i dispositivi che vengono pubblicizzati come speciali “barbecue al coperto”. Lo stesso vale per le pentole carbone-powered, i cosiddetti “vasi a caldo”, se vengono utilizzati in luoghi chiusi come il soggiorno di casa o nel ristorante. L’avvertenza ci arriva dalla BFR tedesca che ha esaminato la concentrazione di CO che si raggiunge quando griglie a carbone sono utilizzate in luoghi chiusi e quanto tempo ci vuole prima che questo rappresenti un pericolo per le persone. Risultato: anche dopo un tempo relativamente breve si raggiungono livelli pericolosi di monossido di carbonio.
Ricordiamo che il monossido di carbonio e’ gas velenoso particolarmente insidioso in quanto inodore, incolore e insapore, interferisce con l’emoglobina, diminuendo la quantita’ di ossigeno ai tessuti ed in particolare al cervello che, ricevendo meno ossigeno, porta ad uno stato di incoscienza e poi alla morte.
Il consiglio, ovviamente e se proprio si vuole, e’ quello di fare barbecue all’aperto stando comunque distanti dai fumi.

Creme BEBE’: Attenti ad un conservante pericoloso

cremedi BARBARA LIVERZANI
FONTE: IL SALVAGENTE.IT

Cosa c’è dentro le creme protettive usate per il cambio dei bebè? Una domanda più che legittima visto che si tratta di cosmetici dedicati ai piccolissimi, e in quanto tali devono essere ultra-sicuri, e che, per giunta, sono usati in una zona estremamente delicata del corpo dei neonati. Le paste antiarrossamento agiscono in prossimità degli organi genitali dei bimbi e dunque, ancor più di altri cosmetici, devono essere usate con cautela e prestando la massima attenzione agli ingredienti che contengono.

Un conservante pericoloso

A stimolare ancor più l’attenzione del settimanale il Salvagente, che a queste creme dedica un ampio test sul numero in edicola da giovedì 14 marzo e in vendita in versione pdf e sfogliabile nel nostro negozio on line (numero 11/2013), è stata, di recente, una raccomandazione dell’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) a proposito del phenoxyethanolo, un conservante ampiamente usato nei cosmetici ma da tempo sotto la lente di ingrandimento per i suoi possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Sospetti che sembrano sempre più fondati se l’Ansm è arrivata a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età.

L’allarme lo scorso novembre

In particolare, l’Agenzia sanitaria francese, con una nota diramata nel novembre scorso, ha invitato a non usare il phenoxyethanolo nei prodotti che vengono applicati sui glutei (le creme protettive appunto o le salviettine profumate) e di ridurre la sua concentrazione dall’attuale 1% allo 0,4% in tutti gli altri cosmetici.
Il Salvagente aveva già preso in considerazione le salviette imbevute verificando che ben 10 prodotti (dei 15 analizzati) contenevano il conservante sospetto. Questa settimana è stata la volta delle paste protettive per il cambio: 6 le creme colte in fallo per la presenza del “famigerato” conservante.

Nuovi sospetti

C’è da dire che il phenoxyethanolo non è affatto illegale e l’impiego nei cosmetici è approvato (pur nella concentrazione massima dell’1%) dalle autorità europee. Cosa è accaduto di nuovo, dunque, per spingere l’Agenzia francese a intervenire e a richiedere a sua volta un intervento da parte del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori europeo?

Precauzione d’obbligo

È successo che dal 2009 l’Ansm ha condotto una nuova valutazione dei rischi d’uso del phenoxyethanolo nei cosmetici per bambini: gli studi tossicologici disponibili confermano la possibile tossicità per la riproduzione e lo sviluppo e, tenendo conto dell’esposizione cumulativa a tale sostanza, l’Agenzia ha ritenuto di sconsigliarne l’uso nei prodotti destinati ai piccolissimi.
In attesa che anche le autorità europee procedano a una rivalutazione del rischio, per il principio di precauzione sarebbe meglio evitare, a priori, i marchi che usano questo conservante, consiglia il settimanale dei consumatori.
Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, l’invito del Salvagente è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di phenoxyethanolo, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che sono diffusissime in questi cosmetici.

WELEDA

Baby crema protettiva alla calendula
Prezzo per 100 ml: 13,30 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

PURIS Baby care

Pasta protettiva
Prezzo per 100 ml: 3,90 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

PASTA HOFFMAN

Lenitiva antiarrossamento
Prezzo per 100 ml: 7 euro
Phenoxyethanolo: no

NIVEA BABY

Pasta protettiva emolliente
Prezzo per 100 ml: 3,49 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

MUSTELA

Prezzo per 100 ml: 7,20 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco, diossido di titanio
Phenoxyethanolo: no

AVEENO Baby

Crema barriera
Prezzo per 100 ml: 6,67 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

JOHNSON’S PEDIATRIC

Baby Pasta Protettiva
Prezzo per 100 ml: 7 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

PENATEN

Pasta protettiva
Prezzo per 100 ml: 5,60 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

A-DERMA

Eryase crema
Prezzo per 100 ml: 7,40 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: no

FISSAN Baby

Protezione e Natura
Prezzo per 100 ml: 6,50 euro
Petrolati: paraffinum liquidum, petrolatum
Phenoxyethanolo: sì

BABYGELLA

Pasta protettiva
Prezzo per 100 ml: 6,90 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: sì

AVÈNE Pediatril

Crema per il cambio
Prezzo per 100 ml: 15,20 euro
Petrolati: no
Phenoxyethanolo: sì

CHICCO

Pasta lenitiva
Prezzo per 100 ml: 4,80 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: sì

DERMOGELLA bébé

Baby Paste
Prezzo per 100 ml: 2,66 euro
Sostanze lenitive e protettive: ossido di zinco, olio di oliva
Phenoxyethanolo: sì

FISSAN Baby

Pasta Alta Protezione
Prezzo per 100 ml: 4,49 euro
Sostanze lenitive e protettieve: ossido di zinco
Phenoxyethanolo: sì

 

 

Privacy: stop del Garante ai comuni. Via i dati sulla salute dei cittadini dai siti web

saluteFonte: Repubblica.it

Sì alla trasparenza on line nella Pubblica amministrazione, ma rispettando la dignità delle persone. Sui siti dei Comuni non possono quindi essere pubblicati atti e documenti contenenti dati sullo stato di salute dei cittadini. In base a questo principio, il Garante per la privacy ha fatto oscurare dai siti web di dieci Comuni italiani, di piccola e media grandezza, i dati personali contenuti in alcune ordinanze con le quali i sindaci disponevano il trattamento sanitario obbligatorio per determinati cittadini. E nuovi provvedimenti sono in arrivo per altri Comuni.

Nelle ordinanze, con le quali i sindaci disponevano il ricovero immediato di diversi cittadini, erano infatti indicati “in chiaro” non solo i dati anagrafici (nome, cognome, luogo e data di nascita) e la residenza, ma anche la patologia della quale soffriva la persona (ad es. “infermo mentale”), o altri dettagli ritenuti lesivi del diritto alla dignità ed alla riservatezza, quali ad esempio l’indicazione di “persona affetta da manifestazioni di ripetuti tentativi di suicidio”.

Il trattamento dei dati effettuato dai Comuni è risultato, dunque, illecito. Nella nota che annuncia i provvedimenti di censura, l’Autorità ricorda che le disposizioni del Codice della privacy, richiamate anche dalle linee guida sulla trasparenza on line della P.A., vietano espressamente la diffusione di dati idonei a rivelare lo stato di salute delle persone. Le ordinanze, per giunta, oltre ad essere visibili e liberamente consultabili sui siti istituzionali dei Comuni, attraverso link che rimandavano all’archivio degli atti dell’ente, erano nella maggioranza dei casi facilmente reperibili anche sui più usati motori di ricerca, come Google: bastava digitare il nome e cognome delle persone.

Nel disporre il divieto di ulteriore diffusione dei dati, l’Autorità per la privacy ha prescritto alle amministrazioni comunali non solo di oscurare dal proprio sito i dati personali presenti nei provvedimenti, ma anche di attivarsi presso i responsabili dei principali motori di ricerca per fare in modo che vengano rimosse dagli indici e dalla cache le copie web delle ordinanze e di tutti gli altri atti relativi a ricoveri per trattamento sanitario obbligatorio.

I Comuni, inoltre, per il futuro dovranno far sì che la pubblicazione di atti e documenti in internet avvenga nel rispetto della normativa privacy e delle Linee guida in materia di trasparenza on line della P.A. “La sacrosanta esigenza di trasparenza della Pubblica amministrazione – ha commentato Antonello Soro, presidente dell’Autorità – non può trasformarsi in una grave lesione per la dignità dei cittadini interessati. Prima di mettere on line sui propri siti dati delicatissimi come quelli sulla salute, le pubbliche amministrazioni, a partire da quelle più vicine ai cittadini, come i Comuni, devono riflettere e domandarsi se stanno rispettando le norme poste a tutela della privacy. E devono evitare sempre di recare ingiustificato pregiudizio ai cittadini che amministrano. Oltretutto – aggiunge Soro – , errori gravi e scarsa attenzione alle norme comportano come conseguenza che il Garante debba poi applicare pesanti sanzioni”. L’Autorità procederà, infatti, ad avviare nei confronti dei Comuni interessati le previste procedure sanzionatorie per trattamento illecito di dati personali.

ZANZARE: Come difendersi

Occorre sfatare una leggenda metropolitana: le zanzare preferiscono il sangue dolce. Tale credenza e’ priva di logica perche’ per succhiare il sangue piu’ “dolce” le zanzare devono comunque pungere la persona; e’ invece l’odore della pelle e la sua temperatura che le attirano ed e’ per questo motivo che esistono in commercio prodotti repellenti da spalmare sul corpo. Un tempo le zanzare pungevano prevalentemente di sera, oggi con la presenza della fastidiosissima zanzara tigre, gli attacchi si svolgono anche di giorno, tanto che alcuni Comuni hanno avviato operazioni di bonifica del territorio. Il metodo piu’ antico per difendersi dalle zanzare e’ quello della… zanzariera. Alle finestre o sopra il letto, la zanzariera offre da millenni la sua naturale ed efficace protezione contro gli insetti fastidiosi e nocivi. Sono, comunque, disponibili insetticidi in diverse modalita’ d’uso: spray, spirali e diffusori. Sono efficaci con l’avvertenza di tenersi lontani dai luoghi dove vengono irrorati  e di collocare i propagatori vicino a porte e finestre e non accanto al  letto o al divano. L’uso di tenere piante aromatiche (basilico, citronella, geranio, lavanda, ecc) su balconi e terrazze, oltre ad abbellirle, svolge un’azione di contenimento delle zanzare, al dire il vero un po’ blanda, che puo’ essere aumentata scuotendo le piante stesse in modo da diffondere nell’ambiente le essenze in esse contenute. Altri rimedi sono quelli che chiamiamo le “sedie elettriche per gli insetti”: sono le lampade a raggi ultravioletti con “griglia” elettrica; vanno di moda le “racchette elettriche” che possono essere agitate nell’aria proprio come una racchetta da tennis; spesso sulla “griglia” finiscono una moltitudine di insetti che sono scambiati per zanzare. Insomma tra zanzariere, creme e insetticidi il sistema di difesa c’e’, basta attivarlo con un po’ di anticipo rispetto all’attacco pungitore.

Il grana padano abbassa la pressione?

da Aduc – di Primo Mastrantoni

All’European Meeting on Hypertension 2012, in Gran Bretagna,  e’ stata presentata la ricerca (1) di un gruppo italiano sugli effetti benefici che il grana padano avrebbe sulla pressione arteriosa. Responsabili sarebbero alcune sostanze contenute nel grana padano che avrebbero una azione inibitoria dell’enzima di conversione dell’angiotensina, che agisce  sulla pressione arteriosa. Gli autori hanno selezionato 29 soggetti in terapia antipertensiva che non assumevano farmaci ed hanno integrato la loro dieta con 30 g di grana padano per due mesi, senza alterare l’apporto calorico totale. Dopo il trattamento non si sono verificate variazioni nell’indice di massa corporea e nei valori del colesterolo totale e HDL, dei trigliceridi, della  glicemia, del sodio e potassio. I risultati raccolti sono comparabili a quelli dei farmaci e superiori a quelli ottenuti con la sola restrizione del sodio alimentare. I risultati migliori si sono ottenuti con i formaggi mediamente invecchiati (9-12 mesi) perché in quel periodo la concentrazione delle sostanze inibenti e’ maggiore. Riguardo ai dubbi sull’eccessivo apporto di acidi grassi saturi e sodio col formaggio, gli autori fanno notare che questo tipo di formaggio non e’ particolarmente ricco di grassi o di sodio, almeno in confronto con altri alimenti consumati: 30 g di grana padano contengono 128-129 mg di sodio e 6 g di grassi (4 g saturi, 2 g insaturi). L’effetto del grana padano non si somma a quello dei farmaci. Insomma, notizia confortante. L’idea di curarsi mangiando e gustando non ci dispiace.
(1) Crippa G et al. Dietary Integration with Grana Padano cheese effectively reduces blood pressure in hypertensive patients. J Hypertension 2012; 30 (e-Supplement A): e376.

Farmaci. Occorre piu’ evidenza alle avvertenze di prescrizione nelle etichette

da Aduc – di Primo Mastrantoni

Gli standard di etichettatura dei farmaci andrebbero riviste alla luce del fatto che le avvertenze su particolari prescrizioni, se presentate in colori non a contrasto sfuggono all’attenzione dei pazienti piu’ anziani. Lo ha dimostrato una ricerca non particolarmente ampia, ma significativa, condotta presso la School of packaging nel Michigan. I ricercatori hanno arruolato una trentina di partecipanti meta’ dei quali di eta’ inferiore ai 20 anni e meta’ oltre i 50 anni. E’ stato chiesto loro di osservare diverse fiale e flaconi su ognuno dei quali era stata apposta, oltre all’ordinaria etichettatura a fondo bianco, un’avvertenza sulla prescrizione (prescription warning label) in diversi colori e con i testi stampati a contrasto.

Poi e’ stato chiesto loro di guardare un set di etichette e dire quali di queste erano presenti su farmaci osservati in precedenza, senza entrare nel merito dei contenuti. Ne e’ emerso che i soggetti piu’ anziani avevano meno probabilita’ di ricordarle, a differenza di quelli piu’ giovani che invece riuscivano a farlo. E non era una questione di buona memoria ma di attenzione: i ricercatori, infatti, studiando i tracciati dei movimenti degli occhi durante le osservazioni, hanno notato che lo sguardo degli anziani aveva meno probabilita’ di posarsi sulle warning label, e, inoltre, tutti i partecipanti erano piu’ concentrati sull’etichetta principale bianca, e non su quella di avvertenza. Indicazione importante per stabilire dove apporre tali indicazioni: “La nostra prima raccomandazione” scrivono gli autori «potrebbe essere quella di spostare tutti gli avvertimenti su adesivi colorati dentro la principale etichetta bianca, che il 100% dei partecipanti ha letto”. Una sollecitazione in tal senso l’abbiamo fatta al ministro della Salute, Renato Balduzzi.