Energia ed incentivi. Come risparmiare 15 miliardi

bollettada Aduc – di Primo Mastrantoni

Si possono risparmiare 15 miliardi? Si’, cancellando gli incentivi al settore energetico, sia al consumo che alla produzione. Nella bolletta che il consumatore paga sono previsti gli “oneri generali del sistema”, che riassumiamo:
* incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate;
* promozione dell’efficienza energetica;
* oneri per la messa in sicurezza del nucleare e compensazioni territoriali;
* regimi tariffari speciali per la società Ferrovie dello Stato;
* compensazioni per le imprese elettriche minori;
* sostegno alla ricerca di sistema;
* copertura del bonus elettrico;
* copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica.
A parte le considerazioni relative al settore nucleare che, da piu’ di un quarto di secolo non e’ piu’ attivo ma del quale paghiamo le conseguenze (a memoria degli smemorati), l’attenzione odierna e’ quella relativa ai sussidi per le imprese con forte consumo di energia, che sono stati contestati da quelle a basso consumo di energia, le quali vorrebbero, anche loro, fruire dei sussidi statali, cioe’ del contribuente. Siamo alle solite: il sistema si regge sui sussidi pubblici, come ai bei tempi dell’IRI.
Sarebbe ora di smetterla. Con beneficio delle casse erariali e dei contribuenti.

Riscaldamento: autonomo o centralizzato?

riscaldamentoda Aduc – di Primo Mastrantoni

Iniziano le riunioni condominiali per stabilire i tempi e le modalita’ di accensione del riscaldamento e, come tutti gli anni, si ripropone la vessata questio: meglio un riscaldamento centralizzato o individuale? La risposta e’ semplice: dipende dalle esigenze del consumatore. Non esiste una scelta di per se’ migliore dell’altra. E’ evidente che le grandi quantita’, razionalmente impiegate, fanno risparmiare, cosi’ i grandi impianti di combustibile per il riscaldamento sono piu’ convenienti. Un riscaldamento centralizzato e’ piu’ indicato se omogeneamente utilizzato, il che vale per gli uffici che hanno un orario standard, per esempio 9-17. In questo caso l’impianto viene attivato e disattivato ad orari stabiliti, e’ spento il sabato e la domenica, e’ prevista una sola caldaia con manutenzione unificata. Diverso e’ il caso delle abitazioni private perche’ ciascuna famiglia ha esigenze diverse. C’e’ chi esce la mattina e rientra in serata o il fine settimana e’ fuori, chi e’ in casa solo per alcune ore della giornata, chi invece vi soggiorna per molte ore (vedi anziani). Nello stesso edificio inoltre vi possono essere uffici e abitazioni private, con esigenze del tutto opposte. Le necessita’ del mondo condominiale sono insomma estremamente differenziate e accontentare tutti e’ praticamente impossibile. In questo caso la caldaia autonoma appare la soluzione piu’ razionale, perche’ consente di adattare alle proprie esigenze giorni e orari di accensione, ottenendo un buon rapporto costi-benefici e consente di evitare lunghe e accesissime discussioni condominiali sui termosifoni troppo o troppo poco accesi e sulle relative bollette.

Ecobonus esteso ai grandi elettrodomestici: 65% di detrazione per caldie e condizionatori

ecobonusda Repubblica.it

Arriva l’ecobonus per i grandi elettrodomestici, insieme alla detrazione al 65 per cento per le caldaie e gli impianti a pompe di calore, escluse espressamente nel testo iniziale del decreto.
L’aula del Senato ha approvato l’emendamento del governo all’articolo 16 del dl ecobonus che estende ai “grandi elettrodomestici” – come frigorifero, lavatrice e lavastoviglie – lo sgravio Irpef del 50% delle spese, entro un limite di 10mila euro, possibile per l’acquisto di mobili legato alla ristrutturazione. Il bonus sarà spalmato in dieci quote annuali. L’agevolazione, che vale solo per chi effettua anche lavori, vale quindi per 10.000 euro di spesa che si aggiungono ai 96.000 euro del tetto già previsto per gli incentivi.
L’aula di Palazzo Madama ha approvato quasi all’ unanimità provvedimento: i voti favorevoli sono stati 251 e 8 gli astenuti, nessuno ha espresso voto contrario. Il provvedimento passa ora alla Camera per essere convertito prima del 5 agosto.

Il testo del governo ha eliminato la dicitura che rendeva esplicito l’intervento per gli elettrodomestici “a libera istallazione”, ma lo sconto non è limitato ai soli elettrodomestici da incasso, bensì ai “grandi elettrodomestici”. Questi, inoltre, dovranno però avere almeno un consumo energetico di classe A+ (A per i forni).

Per quanto riguarda caldaie e pompe di calore, con un emendamento presentato dal governo al decreto efficienza energetica ed utilizzando dei fondi presso il Ministero dello Sviluppo Economico “è stato possibile trovare risorse che consentiranno di sostenere un comparto importante, contribuendo in questo modo a dare un sostegno deciso al made in Italy”, ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo, Simona Vicari. “Questa misura contribuirà senza dubbio a finanziare tutta la filiera collegata alla produzione ed installazione delle pompe di calore, producendo effetti positivi su tutto l’indotto”, ha aggiunto Vicari.

L’aula del Senato ha anche accolto l’emendamento che limita al 10% l’aumento dell’Iva previsto sui prodotti dei distributori automatici di cibi e bevande. L’emendamento riduce l’aggravio che nel testo originale del decreto era previsto l’aumento dell’Iva al 21%.
Per quanto riguarda i libri di testo, è stato accolto un ordine del giorno che impegna il governo a valutare la possibilità di evitare l’aumento dell’Iva dal 4 al 21% per i supporti integrativi dei libri scolastici.

Sempre più poveri: gli italiani tagliano sulla qualià del cibo

discountda Adico

Descrive un’Italia sempre più povera e stretta nella morsa della crisi l’indagine dell’Istat pubblicata oggi sui consumi delle famiglie. Nel 2012 la spesa media mensile per nucleo familiare, in valori correnti, è scesa a 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto al 2011. E se la spesa alimentare resta stabile (passa da 477 a 468 euro), l’istituto di statistica segnala ciò che avviene grazie alle “strategie di contenimento della spesa messe in atto dalle famiglie per fronteggiare l’aumento dei prezzi”. Crescono, infatti, le percentuali di chi ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati (dal 53,6% del 2011 al 62,3% del 2012) e di coloro che si rivolgono all’hard discount (dal 10,5% al 12,3%). Insomma, per mangiare gli italiani rinunciano ai prodotti di “prima qualità”.

Precipitano abbigliamento e arredi

Va giù, di molto, anche la spesa non alimentare, che diminuisce del 3% e scende nuovamente sotto i 2.000 euro mensili. Precipitano le spese per abbigliamento e calzature (-10,3%), per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (-8,7%) e quelle per tempo libero e cultura (-5,4%), a fronte però di un aumento del 3,9% delle spese per combustibili ed energia. Consumi, questi ultimi, necessari, e i cui prezzi sono aumentati nell’ultimo anno.

Al Sud un quarto delle spese è per il cibo

In totale, segnala l’Istat, sale rispetto al 2011, la quota di spesa alimentare (dal 19,2% al 19,4%) rispetto al totale delle spese sostenute. Non è una buona notizia: questo vuol dire che gli italiani rinunciano sempre di più a tutto ciò che è superfluo, e si limitano all’indispensabile. L’aumento più consistente si registra nelle regioni centrali (dal 18,4% al 19,3%), ma è nel Mezzogiorno che, ancora una volta, si osservano i valori più elevati (25,3%).

I più ricchi a Bolzano, i più poveri in Sicilia

Il Trentino-Alto Adige, in particolare la provincia di Bolzano, è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.919 euro), seguono Lombardia (2.866 euro) e Veneto (2.835 euro). Fanalino di coda, anche nel 2012, la Sicilia, con una spesa media mensile di 1.628 euro, di circa 1.300 euro inferiore a quella del Trentino-AltoAdige.

Gli italiani abbandonano la rete fissa. 96 miliardi di sms e vola il traffico dati

messaggioda repubblica.it

Più sim affari e meno private, ma traffico telefonico, dati ed Sms in aumento. Questo il quadro della telefonia a dicembre 2012 così come emerge dall’Osservatorio trimestrale dell’Autorità per le tlc. Rispetto allo scorso anno le sim sono aumentate nel complesso di 400mila unità: risultano però in calo le sim residenziali (-307mila) e in aumento quelle affari (+700mila circa). In linea con la grande diffusione degli smartphone, scende il numero delle sim prepagate (-1,55 milioni), mentre aumentano quelle con abbonamento (+2 milioni).

La passione per le telefonate rimane comunque intatta, sebbene i grandi operatori del settore abbiano visto i risultati di bilancio in calo. Il traffico telefonico è cresciuto del 3,8% a oltre 137 miliardi di minuti, mentre gli Sms hanno superato i 96 miliardi, in crescita del 7,5%. Prosegue la crescita degli operatori mobili virtuali (+850mila nel 2012), la cui consistenza ha raggiunto i 4,5 milioni: regina del mercato resta Poste Italiane, con una quota in marginale arretramento ma pur sempre sopra il 55%.

La quota di mercato di Telecom Italia negli accessi diretti alla rete fissa al dicembre 2012 segna una flessione dell’1,8% rispetto al dicembre 2011, collocandosi al 64,6%. E’ quanto afferma l’Agcom nell’Osservatorio trimestrale sulle tlc. Nel complesso, procede il progressivo abbandono della rete fissa da parte degli italiani, con un calo di circa 450mila linee, in lieve accelerazione rispetto alla contrazione osservata nel 2011 (-360mila). Tornando a Telecom Italia, risulta in calo anche la quota di mercato negli accessi a banda larga (-1,5% al 51,4%). E’ invece in aumento la velocità media delle connessioni a Internet nel Paese: gli accessi con velocità nominale superiore a 2 Mega sono passati dall’86,5 all’88,5%.

 

 

Con gli sconti del weekend Eni quadruplica le vendite: esaurite le scorte

fonte: ilsalvagente.it

“Riparti con Eni” è un successo, e lo dimostrano gli automobilisti che questo weekend hanno fatto rifornimento dal cane a 6 zampe. Grazie all’iniziativa che dalle 13 di sabato 23 giugno (fino alle 7 di questa mattina) ha fatto abbassare benzina e diesel rispettivamente a 1,580 e 1,480 euro al litro. Oltre due milioni i clienti solo nella giornata di sabato, mentre più in generale i volumi di vendita delle stazioni aderenti sono stati in media pari a 4 volte il livello medio antecedente l’avvio della promozione, in crescita del 30% rispetto al primo week end di lancio della campagna. Il flusso ininterrotto di clienti ha portato circa 120 stazioni di servizio (meno del 5% del totale aderenti) a sospendere le vendite per esaurimento scorte.

Resiste solo Q8

A “seguire” gli sconti del finesettimana di Eni rimane solo Q8, che ha fissato prezzi simbolicamente inferiori di un millesimo, dalle 24 di venerdì alle 7 di oggi, sugli impianti self pre-pay Q8easy e su parte di quelli a marchio Q8. La settimana scorsa era scesa in campo anche Esso con sconti perfino superiori ma su un numero più limitato di impianti. Questa volta, invece, la compagnia americana ha deciso di restare più defilata, probabilmente giudicando non sostenibili a lungo i costi della promozione Eni e limitandosi a interventi inferiori (in genere fino -10,5 cent su impianti SelfPiù).

 

Dal carpooling al carsharing: come risparmiare in auto

da Casa del Consumatore

Il pesante aumento del costo della benzina al quale assistiamo quotidianamente ha determinato, negli ultimi cinque mesi, un calo dei consumi del 10% circa. Insomma, pare che gli automobilisti abbiano ridotto gli spostamenti, limitando l’utilizzo dei propri mezzi soltanto ai casi di stretta necessità. C’è chi ricorre al trasporto pubblico, chi si è munito di bicicletta e chi, almeno per brevi distanze, preferisce farsela a piedi. C’è, però, anche chi non ha alternative all’utilizzo dell’auto ed è costretto a sopportare i costi elevati dei rifornimenti.
Nella speranza che venga accolto l’invito lanciato in questi giorni dall’Antitrust al Governo di istituire una banca dati con tutti i prezzi dei carburanti praticati dai singoli impianti per consentire ai consumatori di scegliere dove rifornirsi al costo più basso, ecco intanto alcuni suggerimenti per consumare meno.

Il carpooling Una pratica molto diffusa tra studenti e colleghi di lavoro che consiste sostanzialmente nel darsi passaggi a vicenda o, comunque, nel condividere un’auto privata tra un gruppo di persone che quotidianamente fanno lo stesso percorso. I lati positivi sono, in primis, il risparmio (le spese del trasporto vengono suddivise tra 4 o 5 persone) e la compagnia reciproca, oltre alla riduzione del numero di veicoli in strada quindi del traffico e dell’inquinamento. Quelli negativi (pochi) essenzialmente riguardano l’assenza di autonomia e flessibilità, dovendo i carpooler far coincidere orari e percorsi. Esistono anche delle piattaforme online dove i carpooler offrono/cercano passaggi. Insomma questa è una formula, diffusa soprattutto tra i giovani (20-40 anni) nelle aree urbane del Nord Italia, utilizzata per esigenze non solo di studio e lavoro, ma anche in occasione di scioperi del trasporto pubblico e di brevi gite e vacanze (es. ponti festivi).

Il carsharing Un’altra modalità di condivisione di un’auto, questa volta però nell’ambito di un servizio organizzato a pagamento, è il carsharing. Una sorta di autonoleggio a ore semplificato: l’utente, previa prenotazione, preleva un’auto da un apposito parcheggio, la utilizza per le ore richieste e la riporta nell’area di partenza. I vantaggi del carsharing sono molti: innanzitutto consente di evitare i costi di possesso e manutenzione di un mezzo privato, senza rinunciare alla possibilità di spostarsi in auto quando serve. Inoltre, l’utente può scegliere, tra una flotta di auto, il modello più adatto alle proprie esigenze (dall’utilitaria alla familiare). Visti poi i benefici per la comunità (riduzione del traffico e dell’inquinamento, aumento dei parcheggi disponibili), gli enti tendono a favorire il carsharing, prevedendo ulteriori agevolazioni come, ad esempio, l’accesso a corsie preferenziali e aree ZTL e la possibilità di parcheggiare gratis nelle aree blu e nei posteggi per residenti. I costi del servizio sono composti da una quota fissa ed una variabile. La prima, in genere annuale, corrisponde al prezzo della smartcard, cioè la scheda magnetica dotata di codice segreto PIN e microchip necessaria per aprire e chiudere l’auto. Il costo variabile, invece, dipende dal tipo di veicolo prelevato, dalla fascia oraria di utilizzo e dall’effettiva percorrenza chilometrica. Le tariffe includono tutti i costi di esercizio (carburante, olio, ecc) e i costi fissi di assicurazione e manutenzione. In Italia esiste una struttura di coordinamento di tutte le città che aderiscono al circuito di carsharing, promossa dal Ministero dell’Ambiente: l’ICS che garantisce omogeneità delle apparecchiature, interoperabilità dei servizi ed uno standard nazionale di servizio.

Il sistema start and stop Grazie a questo meccanismo di cui sono dotate le auto più moderne, il motore si spegne quando l’auto è ferma (ad esempio al semaforo rosso oppure in un ingorgo) e si riaccende automaticamente quando riprende la marcia. In questo modo, oltre a ridurre le emissioni inquinanti, si riesce a ridurre fino al 30% il consumo di carburante in città.

Lo stile di guida parsimonioso Premesso che, più si riduce la velocità, minori sono i consumi, ecco alcune dritte utili un po’ per tutti coloro che non possono fare a meno di possedere un’auto ed utilizzarla quotidianamente. Le cose da evitare per non aumentare inutilmente il consumo del carburante sono: la presenza di pesi superflui sulla vettura, i finestrini abbassati quando si procede a velocità elevata, l’uso eccessivo del climatizzatore o della ventilazione interna, le ruote sgonfie. Per le auto con cambio manuale la regola è: prima si inseriscono le marce alte, meno si consuma. In ogni caso, meglio sempre fare attenzione all’indicatore del numero di giri del motore: il momento giusto per passare alla marcia superiore dovrebbe essere quando si trova tra i 2000 e i 3000 giri. Infine, mantenere una certa distanza dall’auto davanti senza seguirla ad ogni suo minimo spostamento, permette di marciare lentamente, senza troppe soste e ripartenze, specialmente in prossimità di ingorghi e lunghe code.