Archive for 18 aprile 2012
Vichy Dercos, meno 72% di caduta capelli. Multa Antitrust: ingannevole
Un prodotto rivoluzionario, in grado di fermare la caduta dei capelli con una percentuale di successo elevatissima: è il tenore dei messaggi pubblicitari di Dercos Aminexil Pro di Vichy, prodotto anticalvizie che quasi prometteva miracoli. Ma il supposto “miracolo” è stato invece sanzionato dall’Autorità Antitrust: la comunicazione è ingannevole perché il prodotto ha una valenza solo cosmetica e agisce solo su una caduta di capelli lieve o temporanea. L’Antitrust ha dunque multato L’Oreal Italia per 200 mila euro.
Pratica commerciale scorretta, ha deciso l’Antitrust, perché le affermazioni che “ammantano di innovatività e scientificità il prodotto in esame” creano nel consumatore l’idea che si tratti di “una nuova scoperta capace di risolvere il problema della caduta dei capelli”.
Le comunicazioni pubblicitarie del prodotto anticalvizie Dercos Aminexil ProTrattamento anticaduta intensivo, sia nello spot sia sulla stampa, erano molto allettanti. Nello spot, acquisito d’ufficio dall’Autorità, lo speaker diceva: “Caduta dei capelli? 25 anni di ricerca – una rivoluzione: Nuovo Dercos Aminexil Pro Trattamento anticaduta intensivo – efficacia testata – meno 72 per cento di caduta, risultati provati in ambito ospedaliero su uomini e donne in Italia – Nuovo Aminexil Pro di Vichy. In farmacia”. E sulla stampa il claim principale era sempre quello: “I capelli se ne vanno? Niente panico, Dercos è il protagonista di una vera rivoluzione: – 72% di caduta con un trattamento che mantiene quello che promette”. Con caratteri molto più piccoli, si precisava che i dati erano relativi a uno “Studio cosmetoclinico su 118 soggetti. Valutazione effettuata dopo 3 mesi di trattamento”.
Ma la pubblicità è ingannevole perché idonea a indurre nei consumatori “la convinzione erronea che il prodotto Dercos Aminexil Pro sia efficace per risolvere tutte le problematiche legate alla calvizie”. I messaggi, per il loro contenuto e per il modo in cui vengono presentati, spiega l’Antitrust nell’odierno bollettino, “lasciano infatti intendere ai destinatari che il prodotto reclamizzato, presentato come rivoluzionario e atto ad intervenire efficacemente e nell’arco di tre mesi sul processo di diradamento dei capelli, qualunque ne sia la causa e l’entità, possa, da un lato, arrestarne la caduta e, dall’altro, indurne la ricrescita”.
L’efficacia della riduzione della caduta dei capelli è veicolata soprattutto dal dato percentuale, meno 72% di caduta, che rappresenta il claim principale della campagna di Dercos Aminexil Pro, rafforzata dalla rivendicazione della natura “rivoluzionaria” del prodotto. Ma, sulla base delle stesse informazioni date dal professionista, si tratta solo di un prodotto cosmetico che vale per casi di caduta di capelli lievi e temporanei, non certo per tutte le patologie connesse alle calvizie, che sono varie e complesse.
Spiega infatti l’Autorità Antitrust: “Dalle evidenze istruttorie e, in particolare, dalla documentazione e dalle informazioni rese dallo stesso professionista, è emerso invece il contesto limitato e specifico all’interno del quale il prodotto appare produrre effetti, vale a dire che si tratta di un prodotto con una valenza meramente cosmetica e, quindi, efficace solo sulla caduta dei capelli di tipo temporaneo e di entità lieve o moderata. In particolare, in risposta all’onere della prova il professionista ha depositato uno studio condotto soltanto su soggetti affetti da una caduta di capelli “lieve o moderata” e non con riferimento a casi di manifestazioni patologiche di alopecia e/o di diradamento abbondante o grave”.
La pratica commerciale è dunque scorretta perché “idonea ad ingenerare nei consumatori falsi affidamenti circa l’efficacia del prodotto Dercos Aminexil Pro contro la calvizie, considerata la centralità dell’efficacia anticaduta e dei risultati rappresentati nel principale claim dell’intera campagna pubblicitaria – meno 72% di caduta – che è risultata non veritiera in quanto il professionista ha svolto uno studio esclusivamente su pazienti affetti da una lieve e moderata forma di alopecia, inidonei quindi a dimostrare l’efficacia nei confronti di tutte le situazioni di caduta dei capelli e suscettibile, quindi, di ingannare tutti quei consumatori affetti da tale specifica patologia”. Senza considerare che il target della pubblicità è rappresentata, come riconosciuto dall’Antitrust, da “destinatari particolarmente vulnerabili” proprio in ragione della patologia che sperano di curare.
MILANO: ARREDAMENTO E SICUREZZA
Buoni riscontri di pubblico ed espositori all’edizione 2012 del “Salone del Mobile di Milano”, che ha registrato una forte presenza di interessati nel capoluogo lombardo e una benaccolta iniezione di pronta liquidità per tutte le strutture alberghiere e ricettive del milanese e dell’hinterland.
In una congiuntura economica così difficile, il valore aggiunto del prodotto esposto al grande pubblico resta la scelta dei materiali e del design, tanto più esclusivi quanto più qualitativamente competitivi rispetto alle proposte straniere, immesse nel mercato italiano a seguito dell’adesione ai protocolli commerciali internazionali e dell’apertura al mercato cinese, fondato su una manodopera a basso costo e talvolta inosservante dei dettati legislativi normanti le condizioni di lavoro e le tutele sociali e previdenziali.
Inchieste giornalistiche e dati istituzionali, peraltro, hanno in più occasioni raccontato come la minaccia competitiva al settore manifatturiero nazionale del mobile e dell’arredo provenga proprio dalla dubbia qualità, oltre che dalle illegali modalità di produzione sotto il profilo dei diritti dei lavoratori, della assente contrattualizzazione e della sicurezza: ne è un esempio l’industria del divano che, compromessa dall’affidamento a terzisti orientali e dalla esternalizzazione oltre confine, soffre la rivendicazione del “made in Italy”.
Eppure l’abilità manifatturiera resta un grande patrimonio nazionale, ben noto all’estero: per queste ragioni, la qualità del prodotto resta la condizione prelusiva alla vendita, tanto per la funzionalità e durata quanto per la sicurezza dell’acquirente.
Da uno studio dell’ISTAT, infatti, emerge che in Italia si verificano annualmente incidenti ai danni di circa 2,9 milioni di persone, per traumi all’interno delle mura domestiche, soprattutto in cucina ed a carico delle donne (fonte ADUC), per scarse qualità e sicurezza degli arredi.
A livello nazionale, operano a riguardo la normativa europea sulla sicurezza del prodotto e sulla sua qualità, attestata, – quest’ultima – , dalla dichiarazione “conforme alle norme UNI EN 14749/2005”; nonché, più recentemente, l’ICILA, Istituto per la Certificazione delle Imprese di Legno e Arredamento, che vigila sui sistemi di gestione aziendale.




